Grimaldi Stampa
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Giovedì 25 Marzo 2010 22:37

 

Giovan Pietro Grimaldi di Calamezzana
(1860-1918)

 


L’ambiente e i primi passi (1860-1886)


Giovan Pietro Grimaldi nacque a Modica il 28 ottobre 1860 dal nobile Enrico Grimaldi dei baroni di Calamezzana e da donna Antonia Rizzone Tedeschi. Ebbe tre fratelli: Clemente, famoso agronomo, Grazietta e Teresa.

La sua era una famiglia di vive tradizioni culturali: il padre, laureato in giurisprudenza a Firenze, assecondò le inclinazioni dei due figli maschi verso studi di carattere scientifico, anziché avviarli verso le professioni forensi per poi magari, come spesso accadeva, farli approdare all’inerzia dell’impiego pubblico. Così Giovan Pietro coltivò la fisica e il fratello Clemente le scienze agronomiche, giungendo entrambi a risultati di carattere internazionale.

Nel 1874 Giovan Pietro si iscrisse al Regio Istituto Tecnico di Modica,  la scuola più importante del suo Circondario e della Provincia di Siracusa, di fresca istituzione e prestigiosa per qualità di insegnanti, e vi si diplomò il 26 luglio 1878 con ottimi voti. Durante il corso di studi si mostrò appassionato allo studio della matematica, delle scienze naturali e della fisica sperimentale, tanto da rimanere presso l’istituto fino al 1880, collaborando come assistente volontario alla cattedra di fisica. In questo periodo ideò e realizzò un pluviometro registrativo che fu messo in esercizio nell’Osservatorio Meteorologico di cui l’istituto era dotato a Modica Alta, nell’allora Corso Cònsolo.

L’11 novembre 1880 si immatricolò alla Facoltà di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali della Regia Università di Catania, dove attirò l’attenzione e l’affetto del prof. Damiano Macaluso che lo scelse come suo collaboratore nell’Istituto di Fisica da lui diretto.

Nel giugno del 1885 conseguì la laurea, lodata dall’Accademia Gioenia, presentando come tesi il suo importante lavoro sulla dilatazione dei liquidi a diverse pressioni.


 

Studio, passioni, vita privata (1886-1892)


Frequentò l’Istituto di Fisica fino all’aprile del 1886 occupandosi di esercitazioni e ricerche scientifiche di tipo sperimentale.

Nel 1886 Giovan Pietro Grimaldi si trasferisce a Palermo per seguire il suo maestro prof. Macaluso, chiamato ad occupare la cattedra di Fisica sperimentale in quella università.

Nel 1887 risultò eleggibile, a seguito di concorso, alla cattedra di Fisica dell’Istituto Galileo di Firenze e, contemporaneamente, anche a quella da docente straordinario nell’Università di Modena. È un periodo di intensi studi e di tentativi di accedere stabilmente all’insegnamento universitario, ma Grimaldi non trascura i suoi molti hobby: la caccia, i motori, gli strumenti di misurazione del tempo (orologi meccanici e solari), l’osservazione dei fenomeni meteorologici e l’agraria, che applicava con estrema cura nei suoi possedimenti insieme al fratello Clemente, promuovendo miglioramenti di carattere agronomico, gestionale ed economico, inclusa l’edificazione di estesi caseggiati rurali perfettamente efficienti.

Nel 1888, dopo aver atteso a molti lavori sperimentali, ottenne l’abilitazione alla libera docenza in Fisica sperimentale nell’Università di Palermo ed il 18 maggio dello stesso anno superò l’esame di libero docente per la Fisica sperimentale in quell’ateneo.

Grimaldi si allontanò dall’Istituto Fisico dell’Università di Palermo per trasferirsi a Roma, nella cui università vinse il concorso per il quale il 16 ottobre 1888 fu nominato assistente, dopo le dimissioni di Guglielmo Mengarini. Il 18 dicembre dello stesso anno conseguiva anche la libera docenza per titoli nel medesimo Istituto Fisico. Entrò così finalmente a pieno titolo nel mondo accademico, e lo fece nel centro di ricerca allora più avanzato in Italia: l'Istituto Fisico di Via Panisperna.

Intanto anche la vita privata registrava importanti avvenimenti: nel 1890 sposò infatti Marianna Landolina di Sant’Alfano, donna di delicata bellezza e discendente di una delle più antiche famiglie siciliane. Nello stesso anno però si consumò il dramma della sua vita: la giovane moglie morì di parto, trascinando con sé anche il figlioletto. Sarebbe stato l’unico erede della famiglia Grimaldi, che invece si estinguerà con Giovan Pietro e i suoi fratelli, nessuno dei quali ebbe discendenza.

Pur abbattuto dalle tristi esperienze della vita familiare, continuò a partecipare a molti concorsi, sempre con buoni risultati: nel 1892 risultò eleggibile come Professore Ordinario di Fisica all’Università di Cagliari, poi anche per la cattedra di Fisica sperimentale nell’Università di Parma, dove cominciò ad insegnare nel dicembre dello stesso anno.


 

Tra Catania e Modica (1892-1918)


Dopo neppure due mesi, il 1° febbraio 1893, Grimaldi dovette abbandonare Parma, essendo stato chiamato a Catania alla cattedra di Fisica sperimentale in sostituzione di Adolfo Bartoli, trasferitosi a Pavia. Nel 1897 venne promosso Ordinario e si inserì stabilmente nella vita catanese, soggiornando nella sua elegante villa di Via Androne.

Nel 1896 fu nominato segretario dell’Accademia Gioenia, due anni dopo fu eletto Direttore della Scuola di Farmacia per il triennio 1899 - 1901 e successivamente Preside della Facoltà di Scienze dal 1902 fino al 1905.

Nel 1900, in qualità di delegato della Società Italiana di Fisica in sostituzione di Augusto Righi, prese parte ai lavori del Congresso Internazionale di Fisica di Parigi, dove fu attivo partecipante ai lavori di varie commissioni.

In occasione della tremenda alluvione che colpì Modica il 26 settembre 1902, il professore dette prova di generosità quando Palazzo Grimaldi  restò aperto per alloggiare i rappresentanti delle maggiori città e dei più importanti giornali nazionali. Studiò il grandioso fenomeno meteorologico e lo descrisse in una pubblicazione dal titolo Sulla inondazione di Modica del 26 settembre 1902, di eccezionale valore scientifico ancora ai nostri giorni.

Quando non si trovava a Catania, il professore amava soggiornare in una delle sue ville nella campagna modicana, in particolare a Fondolongo, dove costruì ex novo un piccolo borghetto ad uso dei contadini e dove si dedicava alle sue passioni. Vi insediò un’officina di studi sperimentali, delle serre e un garage in cui curava la sua Isotta Fraschini: la sua tessera Automobile Club Sicilia n° 2 - la n° 1, com’è facile immaginare, era di Vincenzo Florio... - testimonia il suo grande interesse verso le automobili e verso le competizioni anche internazionali. Altro hobby coltivato ad alto livello era la caccia. Grimaldi acquistava fucili, cartucce e altro materiale accessorio in gran parte direttamente presso armaioli britannici e francesi, con cui corrispondeva con estrema competenza e perfino pignoleria.

Giovan Pietro Grimaldi coronò la sua carriera venendo eletto alla prima carica dell’Ateneo, e fu Magnifico Rettore dell’Università di Catania dall’agosto 1905 al mese di dicembre 1908, anno in cui, stanco, rinunciò all’incarico illudendosi di potersi ancora dedicare pienamente alla ricerca sperimentale.

Durante il suo rettorato ebbe l’altissimo onore di ricevere nell’ateneo S.M. il Re Vittorio Emanuele III.

Nel 1906 la Società Italiana di Fisica lo nominò delegato alla direzione de “Il Nuovo Cimento” insieme con il prof. Alfonso Sella.

Grimaldi, essendo ottimo conoscitore delle principali lingue europee, nel corso della sua carriera accademica strinse relazioni con i migliori scienziati della sua epoca, soprattutto in Francia e Germania, e pubblicò regolarmente i suoi lavori anche su riviste quali Journal de Physique Théorique et Appliquée, Zeitschrift für physikalische Chemie, Repertorium der physik, oltre alle riviste italiane più prestigiose quali gli Atti della Reale Accademia dei Lincei o lo stesso Il Nuovo Cimento.

Il 1° settembre 1918, alle ore 12,  mentre a Palazzo Grimaldi parlava con due familiari, «sentendosi  male cercò di mettersi a letto e mentre stava per svestirsi cadde a terra come fulminato».

Giovan Pietro Grimaldi aveva solo 58 anni. Con lo scienziato finiva l’ultimo rappresentante di una famiglia che tanto si era prodigata per gli sfortunati della sua epoca. Giovan Pietro era infatti solo l’ultimo dei Grimaldi che, nel corso dei secoli, guidati da ideali filantropici, avevano scelto di profondere le proprie risorse in opere che risollevassero le sorti delle persone più sfortunate, in particolar modo dei propri concittadini. E’ ancora vivissimo il ricordo delle sorelle Concetta e Francesca dei principi Grimaldi, che nella prima metà dell’Ottocento impiegarono il loro enorme patrimonio nella fondazione di chiese, ospedali e istituti d’istruzione che ancora adesso marcano il tessuto urbanistico del centro storico di Modica.

Ultimo aggiornamento Venerdì 16 Luglio 2010 10:41